UNA DOMENICA NELLE MARCHE

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Loreto

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Loreto sorge sulla sommità di una collina, con un’ampia campagna attorno caratterizzata dalla coltivazione dell’ulivo. Svetta per altezza e maestosità la sagoma della cupola e del campanile della Basilica sulla cui cima si trova la figura della Madonna. Il panorama che si gode spazia dal mare Adriatico al Monte Conero, fino all’Appennino umbro-marchigiano. LORETOLa città si è sviluppata intorno alla Basilica che ospita la reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù. Fin dai primi secoli dell’era cristiana, la tradizione affermava che a Nazaret si trovasse la piccola dimora della Vergine, dove ella nacque, crebbe, dove ebbe luogo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele e dove visse fino alle nozze con Giuseppe. Dopo la Risurrezione, gli Apostoli si sarebbero riuniti in questa casa e avrebbero celebrato l’Eucaristia conformemente all’insegnamento di Gesù. Il viaggio della casa di Nazaret verso Loreto è detto “traslazione della Santa Casa” e con tale nome è rappresentato nelle opere degli artisti dei secoli passati. Nelle Marche è viva la tradizione di accendere grandi fuochi (i focaracci) nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per “rischiarare il cammino alla Santa Casa”; si tratta dei fuochi della festa della Venuta, intendendo per “venuta” l’arrivo della Santa Casa. Nel 1617, grazie all’iniziativa del frate cappuccino anconitano fra’ Tommaso, l’usanza si diffuse capillarmente in tutte le Marche. Per questo motivo nel calendario cattolico la festa della Madonna di Loreto cade il 10 dicembre, giorno in cui si celebra anche la giornata delle Marche. Il 12 settembre 1920 ebbe luogo a Loreto la festa per la proclamazione della Madonna di Loreto quale “Patrona degli Aeronauti”, decretata con breve apostolico di papa Benedetto XV del 24 marzo dello stesso anno.

Fermo

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Fermo è un comune di 37.552 abitanti, capoluogo della provincia omonima nelle Marche meridionali. È sede arcivescovile. Dista circa 6 km dal mare Adriatico, in una zona ad alta concentrazione demografica che include anche i centri litoranei di Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio e la cosiddetta area calzaturiera (Montegranaro, Monte Urano, Sant’Elpidio a FERMO CATTEDRALEMare). Il territorio di Fermo include interamente sul versante orientale il territorio di Porto San Giorgio. È delimitato a sud dal fosso San Biagio e dal crinale che attraversa la località Madonna Bruna, ed a nord dal fiume Tenna, con diverse aree oltre il fiume (es. Campiglione, Villa San Claudio). Fermo ha 3 km di litorale a sud di Porto San Giorgio (località Marina Palmense) e 4 km di litorale a nord (località Lido di Fermo, Casabianca e Lido San Tommaso).

La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta in Cielo è il principale luogo di culto cattolico di Fermo, nelle Marche, chiesa madre dell’omonima arcidiocesi metropolitana. La sua mole maestosa si eleva sul margine orientale del Girfalco, dove fu edificata in un’area che presenta un’interessante stratificazione di resti architettonici risalenti all’epoca romana e all’Alto Medioevo. Durante gli scavi effettuati negli anni 1934-35 sotto il pavimento del duomo furono infatti messi in luce resti murari di età imperiale con laterizi recanti bolli dell’età di Antonino Pio, e più consistenti strutture murarie e pavimentali della basilica paleocristiana risalente al VI secolo. Quest’ultima era a tre navate divise in file di quattro colonne con presbiterio rialzato; delle decorazioni musive del pavimento rimane oggi in vista soltanto quella absidale, raffigurante due pavoni araldicamente disposti ai lati di un kantharos sormontato dal chrismon, motivo dipendente dalla cultura ravennate. L’antica basilica, ampliata al tempo del vescovo Lupo (826-844), venne distrutta nel 1176 da Cristiano di Magonza, per ordine del Barbarossa. Cinquant’anni più tardi, la cattedrale veniva ricostruita da Giorgio da Como, come indica una lapide posta sulla facciata, recante la data 1227; dell’elegante struttura gotica rimangono oggi soltanto il prospetto e la torre campanaria. Intorno al 1781 l’arcivescovo Andrea Antonio Silverio Minucci fece demolire il resto della chiesa per ricostruirla, in un lasso di tempo di circa otto anni, in stile neoclassico su progetto di Cosimo Morelli con modifiche di L. Paglialunga. Nel luglio del 1962 papa Giovanni XXIII la elevò alla dignità di basilica minore.

chef Giuseppe Azzarone

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