Passando per Assisi Storia-Cultura-Santi

10 novembre 2014

SAN NICOLA DA TOLENTINO

Attorno al 1275 fu destinato stabilmente al convento dei Frati Eremitani di S. Agostino in Tolentino, che si veniva strutturando proprio allora, un giovane frate, da poco sacerdote, con su le spalle già la fama di un grande uomo di Dio, di grande pietà, di aspre penitenze, di intensa preghiera, di grande disponibilità nel servizio delle anime, persino favorito dal dono di introspezione delle anime, di manifestazioni mistiche e anche di prodigiosi miracSAN NICOLA DA TOLENTINOoli. Si chiamava Nicola, aveva sui trenta anni, era nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245, e resterà a Tolentino fino alla morte, avvenuta nel 1305. Il Convento di Tolentino, e anche lo stesso Ordine Agostiniano, stavano consolidando le ossa proprio allora, e indubbiamente la figura di questo santo, pur così nascosto ed umile, ha costituito un punto fermo nella crescita dell’uno e dell’altro. Dopo la sua morte il complesso non verrà più dedicato a S. Agostino, ma a S. Nicola e diventerà punto di riferimento della grande devozione che si diffonde ben presto in tutto il mondo.


Rivotorto è una frazione del comune di Assisi situato ai piedi del monte Subasio. Rivotorto dista solo 3 km dalla città di Assisi è una delle frazioni più popolate del territorio. Il nome deriva dal rivo, un ruscello tutt’altRivotortoro che lineare (torto, storto) che scorre in prossimità del Santuario omonimo. A Rivotorto si sono svolti parecchi episodi della vita di San Francesco, agli inizi del XIII secolo. Il padre di Francesco, Pietro di Bernardone, possedeva diverse terre in zona e Francesco, quando decise di abbandonare la vita agiata, dimorò a lungo nel tugurio, un basso edificio in pietra coperto da frasche, i cui presunti resti sono ora custoditi all’interno della grande chiesa di Rivotorto.


Chiesa di San DamianoLa Chiesa di San Damiano è un importante luogo di culto cattolico di Assisi, situato nella periferia meridionale della città. Secondo la storia, nel 1205 San Francesco d’Assisi pregando davanti al crocifisso presente all’interno della chiesa lo sente parlare e chiedergli di “riparare la sua casa”. Questo evento inciderà profondamente nella vita del santo che proprio qui, negli ultimi anni della sua vita, compose il Cantico delle creature. Il crocifisso ha un aspetto molto particolare: Cristo in croce non mostra sofferenza, ma sembra quasi ergersi per comunicare a braccia aperte un messaggio di speranza. Tra il 1211 e il 1212 Santa Chiara, a seguito di una profezia di San Francesco, vi fondò un ordine di claustrali che vi risiedette fino al 1260. La stessa chiesa, secondo la storiografia cattolica, fu protagonista dei principali miracoli della santa: la moltiplicazione del pane, il dono dell’olio, la fuga dei saraceni dal chiostro, alcuni esorcismi e guarigioni, l’apparizione della croce sul pane davanti al papa. La chiesa di San Damiano e l’annesso convento francescano, sorgono fuori l’abitato di Assisi, in direzione sud. La facciata della chiesa è inglobata all’interno di una più grande, a capanna, che comprende anche gli ambienti ad essa adiacenti. L’ingresso è preceduto da un basso portico con tre arcate a tutto sesto sorrette da pilastri in mattoni; sopra l’arco centrale vi è un rosone circolare. L’interno della chiesa è a navata unica coperta con volta a botte ogivale, con una cappella laterale rettangolare a metà della parete di destra con, sull’altare, un pregevole Crocifisso ligneo, opera di Innocenzo da Petralia che lo firmò nel 1637. In fondo alla navata, vi è la profonda abside, con volta più bassa rispetto a quella dell’aula; in essa trovano posto il moderno altare maggiore in pietra, il tabernacolo ligneo barocco e il coro dei monaci. Nel catino, vi è un affresco del XIV secolo raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Rufino e Damiano. Sull’arco absidale, invece, si trova una copia del Crocifisso di San Damiano (l’originale è custodito nella basilica di Santa Chiara).


Assisi San FrancescoAssisi San FrancescoLa Basilica di San Francesco in Assisi Nel XII secolo la città di Assisi si costituì in libero comune ghibellino e ciò portò a continue guerre contro Perugia. Durante questo periodo la città era raccolta attorno ai nuclei della piazza del mercato, della rocca imperiale, di Santa Maria Maggiore e di San Rufino. Nei primi decenni del Duecento una nuova risistemazione degli spazi urbani destinò la piazza del mercato a luogo principale della vita civile. Negli stessi anni la costruzione della Basilica di San Francesco condizionò ulteriormente l’impianto urbano della città e la storia stessa di Assisi che in questo secolo viene caratterizzata dalla nascita del francescanesimo. Ad Assisi come altrove il colle con le forche, luogo delle esecuzioni allora chiamato “colle dell’inferno”, si trovava fuori delle mura ad ovest della città. Fu lo stesso Francesco a sceglierlo per la propria sepoltura. Se per il popolo le pubbliche strutture di punizione ispiravano orrore, per Francesco, convertito al Vangelo, il ricordo costante della Passione di Cristo era un modello da imitare. Soltanto la volontà del Santo poteva indurre Gregorio IX, frate Elia e il Ministro Generale Giovanni Parenti a costruire la Basilica sul quel terreno a ovest di Assisi, costringendo le autorità cittadine a spostare il luogo delle esecuzioni. In tal modo, il sepolcro di Francesco venne costruito in analogia con la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Due anni dopo la morte di Francesco, nel marzo del 1228, Gregorio IX si fece promotore della costruzione di una chiesa-sepolcro a lui dedicata. Il 17 luglio 1228, subito dopo la canonizzazione di Francesco, il Pontefice pose la prima pietra della chiesa sepolcrale, incaricando frate Elia della direzione dei lavori. La realizzazione del grandioso complesso monumentale formato da due chiese sovrapposte Basilica Inferiore e Basilica Superiore venne affidata a maestranze comacine. Il progetto della doppia chiesa rispondeva all’esigenza di soddisfare la duplice funzione di santuario sepolcrale e di aula monastica, destinata non solo alla predicazione e alla preghiera, ma anche a cappella papale. Nel 1230, anno in cui fu portata a termine la costruzione in stile romanico della Chiesa Inferiore, il corpo di Francesco venne collocato in un vano posto sotto l’altare maggiore. Il completamento della Chiesa Superiore, edificata in stile gotico, venne poi realizzato nel 1236. Tre anni dopo venne completato anche il campanile cuspidato, costruito in stile romanico-gotico (le cuspidi verranno eliminate nel 1518). La consacrazione degli altari delle due chiese, ad opera di Innocenzo IV, risale al 1253. Successivamente vennero apportate modifiche per la costruzione delle cappelle laterali nella Chiesa Inferiore (1290) e furono costruite nuove sacrestie (1341). Nel 1445 venne realizzato da maestranze comacine un atrio in pietra, a protezione del portale della Chiesa Inferiore. Nel 1604, vennero modificate le strutture delle sacrestie, e ne venne costruita una segreta, ricavata nella base del campanile, per contenere le reliquie e il tesoro. Nel 1754 Benedetto XIV la elevò alla dignità di Basilica patriarcale e Cappella papale. Con motu proprio dell’8 agosto 1969, Paolo VI ne riordinò la condizione giuridica di immediata dipendenza dalla Santa Sede, costituendovi un Suo Cardinale Legato.


Le Carceri di San Francesco

Le Carceri di San FrancescoLo spirito del santo rivive soprattutto nei piccoli borghi e nei luoghi appartati dove si ritirava in preghiera, come nel piccolo Eremo delle Carceri, che sorge a circa 5 km da Assisi, dentro una splendida selva di lecci, lungo la strada che porta al monte Subasio. Qui, fin dal 1205, san Francesco e i suoi seguaci si “carceravano” per dedicarsi alla contemplazione e alla preghiera: una piccola cappella, alcune grotte e qualche “rifugio in cannucce e fango”. Oggi mostra un bellissimo cortiletto triangolare, il refettorio e la chiesa da cui si accede alla grotta di San Francesco. Da vedere sicuramente le grotte che hanno ospitato i primi eremiti francescani e il cosiddetto “albero degli uccelli”, un antichissimo leccio sotto il quale, secondo la tradizione, il santo predicava ai volatili.


Santa Maria degli Angeli AssisiSanta Maria degli Angeli Assisi

IL SANTUARIO Porziuncola

Luogo delle origini e del Perdono. La cappella, originariamente di proprietà dei monaci benedettini, è situata in una zona denominata “Portiuncula” che letteralmente indica la piccola porzione di terreno su cui sorgeva. La chiesetta, situata nella piana assisana e rimasta per lungo tempo in stato di abbandono, viene restaurata da san Francesco. Egli qui comprende chiaramente la sua vocazione e qui fonda l’Ordine dei Frati Minori nel 1209, affidandolo alla protezione della Vergine Madre di Cristo, cui la chiesina è dedicata. Dai Benedettini Francesco ottenne in dono il luogo e la cappella per farne il centro della sua nuova Istituzione. Il 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreduccio vi riceve dal Santo l’abito religioso, dando inizio all’Ordine delle Povere Dame (Clarisse). Nel 1216, in una visione, Francesco ottiene da Gesù stesso l’Indulgenza conosciuta come “Indulgenza della Porziuncola” o “Perdono di Assisi”, approvata dal Papa Onorio III. Alla Porziuncola, che fu ed è il centro del francescanesimo, il Poverello raduna ogni anno i suoi frati nei Capitoli (adunanze generali), per discutere la Regola, per ritrovare di nuovo il fervore e ripartire per annunciare il Vangelo nel mondo intero.


Santa Rita da CasciaSanta Rita da CasciaSanta Rita da Cascia, nata nel 1381 a Roccaporena, frazione di Cascia (PG). Le venne dato il nome di Margherita, ma ben presto tutti la chiamarono Rita. Il primo miracolo le viene attribuito a soli 5 giorni dalla sua nascita, il miracolo delle Api Bianche: i genitori, impegnati nella mietitura, lasciarono Rita in una culla sotto ad un albero. Le si avvicinano 5 api bianche, che cominciano ad entrare e ad uscire dalla sua bocca ma senza pungerla, anzi, depositandole in bocca del miele. Un contadino, in un campo adiacente, si taglia profondamente una mano con la sua falce. Preso dal panico, lasciò il posto di lavoro in cerca di cure. Passando davanti alla culla, e vedendo le api ronzare sopra a Rita, cercò di scacciarle con l’arto ferito, che incredibilmente guarì. Ragazza mite, umile, ubbidiente e ben educata (i genitori le insegnarono a leggere e scrivere), fin da giovanissima si appassionò alla famiglia Agostiniana, San Giovanni, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino, tanto da voler prendere i voti e da voler frequentare assiduamente il monastero Santa Maria Maddalena di Cascia e la chiesa di San Giovanni Battista. Ma i genitori, come usanza dell’epoca, a 13 anni la promisero sposa a Paolo di Ferdinando Mancini, uomo violento, e dopo 3 anni convolò a nozze. Dal matrimonio nacquero 2 bambini, forse gemelli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Paolo di Ferdinando Mancini si era convertito grazie a Rita, ma la loro unione venne interrotta dopo 18 anni quando Paolo venne assassinato dai suoi ex compagni. La famiglia Mancini voleva vendetta, ma Rita no e non rivelò i nomi degli assassini, invocando il perdono. Quando vide che i suoi 2 figli non volevano darle retta, chiese a Dio di vederli morire piuttosto che perseguire i loro scopi sanguinari. Da lì a poco i due fratelli si ammalarono e morirono. Rimasta sola, a 36 anni provò ad entrare al Monastero Agostiniano Santa Maria Maddalena, a Cascia. Ma venne rifiutata 3 volte, per la sua condizione vedovile e perché nel monastero c’era una suora imparentata con la famiglia di Paolo, offesa per la reticenza della Santa. Solo dopo aver pacificato le due famiglie duellanti Rita ottiene di entrare nel Monastero, nel 1407: secondo la leggenda, furono i 3 santi protettori Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino a portarla, dallo scoglio di Roccaporena dove Rita si recava per pregare, direttamente dentro al Coro. Nel Monastero rimase fino alla sua morte, sopraggiunta il 22 Maggio del 1457 a 76 anni. E si dice che abbia compiuto almeno altri 5 prodigi prima di morire: quello della vite, ancora oggi presente all’interno del luogo di culto; quello della spina (stigmate) della corona di Cristo sulla fronte, che portò negli ultimi 15 anni della sua vita con l’eccezione del viaggio a Roma per la canonizzazione di San Nicola, quando scomparve per poi riapparire una volta tornata a Cascia; poco prima di morire, immobilizzata a letto, chiese ad una sua cugina di portarle una rosa e due fichi dalla casa paterna. Era inverno, ma i frutti c’erano e la cugina glie li portò. E la rosa divenne il simbolo ritiano per eccellenza, un’esile ed umile donna riuscita a fiorire nonostante le spine che la vita le aveva riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori; il giorno della morte venne avvistato uno sciame di api nere (dette murarie) nel convento, ed ancora oggi hanno dei nidi vicino all’albero di vite; le campane suonarono da sole. Il primo miracolo da defunta avvenne al momento di celebrare le sue esequie. Un falegname, Cicco Barbari, era da poco diventato invalido alle mani, non potendo più lavorare. Vedendo la salma di Rita, disse: “Oh, se non fossi ‘struppiato’, la farei io questa cassa!”. Il falegname guarì immediatamente, e le suore lo incaricarono della costruzione della “cassa umile”. Ancora oggi si dice che ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo il suo corpo, conservato all’interno della Basilica di Santa Rita da Cascia, emani profumo di rosa. È chiamata anche, oltre “Santa della Rosa” e “Santa della Spina”, dal popolo “Santa degli Impossibili” vista la quantità di miracoli attribuitole. Fu beata, 180 anni dopo la sua morte, nel 1627 sotto il pontificato di Urbano VII. Fu canonizzata durante il Giubileo del 1900 da Leone XIII.


Roccaporena

RoccaporenaRoccaporena è una frazione del comune di Cascia, in provincia di Perugia. Il paese si trova ad una altezza di 707 m, all’estremità di una piccola gola, a circa 6 km da Cascia. Il paese esiste sin dal Medioevo, quando, nel 1381 vi nacque Santa Rita da Cascia. Nel 1939 venne fondata l’Opera di S. Rita, per promuovere il culto della Santa, curare e far conoscere i suoi ricordi a Roccaporena, fare opere di carità sul suo esempio istituendo un orfanotrofio. Il tradizionale isolamento dei luoghi venne interrotto nel 1950, quando venne inaugurata la strada (l’unica) che collega Roccaporena a Cascia. Scoglio di S. Rita (XIV secolo), roccia ove secondo la tradizione la santa pregava intensamente, tanto da lasciare impresse le impronte delle ginocchia e dei gomiti. Lo scoglio si trova sulla sommità di uno sperone roccioso, a circa 120 m d’altezza rispetto alla base della valle. Nel 1919 la roccia venne inglobata in una cappellina, ricostruita nel 1979 in seguito ad un terremoto; Via Crucis, sentiero religioso che si inerpica dal fondo valle su fino allo scoglio, artisticamente illuminato di notte. Casa di S. Rita (XIV secolo), con l’annesso Orto del Miracolo, dove nell’inverno 1457 sbocciò una rosa e maturò un frutto di fico. Nel 1629 il cardinale Fausto Poli la consacrò in cappella; all’interno è conservata una tela del pittore napoletano Luca Giordano (XVII secolo). Santuario di S. Rita (1948), progettato dall’architetto Oreste della Piana. L’ingresso è abbellito da un portico, l’interno è a tre navate, l’abside e le pareti sono adornate da mosaici. In due cappelle laterali vi sono sei vetrate istoriate realizzate nel 1966 dall’artista milanese Amalia Panigati. Nella chiesa si conserva anche il manto in pelle che, secondo la tradizione, appartenne a Rita. Chiesa di San Montano (XIII secolo), ove S. Rita sposò il marito Paolo di Ferdinando. L’interno è a due navate, coperte da volte a crociera; l’abside è arricchito da alcuni affreschi del XV secolo.


Beata Madre Fasce

Beata Madre FasceDonna dalla forte personalità, Maria Teresa Fasce lancia a tutti un messaggio preciso: affidarsi alla Provvidenza non vuole dire stare fermi ad aspettare, ma pregare e agire. Maria Fasce, detta Marietta, nasce a Torriglia (in provincia di Genova) il 27 dicembre 1881. L’educazione ricevuta presso le suore Gianelline, rappresenta forse, per lei, un presagio lontano dell’avvenire. Entrare in monastero, infatti, diventa presto un suo desiderio, ma deve pregare molto, deve aspettare e soffrire, prima di poter intendere con chiarezza il progetto che Dio ha scelto per lei. Quando lo capisce, non c’è ragione che tiene: la sua meta sarà il Monastero Santa Rita, in quel minuscolo paese, sperduto nel cuore dell’Umbria, che si chiama Cascia. Il Monastero di Santa Rita da Cascia, l’accoglie come postulante a 25 anni, il 6 giugno del 1906. La notte di Natale, nell’atmosfera luminosa e significativa della grande solennità, offre al Signore la sua giovinezza, vestendo l’abito agostiniano, e l’anno seguente, nella stessa solennità, sancisce coi voti religiosi la sua consacrazione. Dal 1914, è Maestra d’esempio e di parola per le giovani novizie. Dal 1917 al 1920, la fiducia delle consorelle la chiama ai compiti di responsabilità come madre Vicaria. Dal 1920, fino alla morte, con voto unanime, le suore la proclamano Abbadessa. Così diventa, per antonomasia, “La Madre”. Per oltre venticinque anni porta con grande sacrificio un tumore al seno, considerato da lei il suo più grande tesoro, in quanto le dà modo di offrire ancor di più la sua vita a Dio nella sofferenza. La malattia riserva al corpo estenuanti sofferenze, ma il suo spirito resta sempre pronto all’azione. Chiude gli occhi alla terra, per aprirli alla vita eterna, il 18 gennaio 1947.


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