Dedicato a chi pensava che fare l’alberghiero fosse da “serie B”

Come ogni anno, GLI ALUNNI DELLA TERZA MEDIA DEVONO SCEGLIERE IN QUALE ISTITUTO SUPERIORE ISCRIVERSI, QUASI TUTTI I GENITORI CERCANO CONSIGLI (SICURI, CERTI) DAGLI STESSI INSEGNATI DEI PROPRI FIGLI…. RISPOSTE: “SIGNORA SUO FIGLIO E’ PORTATO PER LO STUDIO LE CONSIGLIO IL LICEO, OPPURE SUO FIGLIO NON HA TANTA VOGLIA DI STUDIARE LE CONSIGLIO UN ISTITUTO TECNICO O PROFESSIONALE, OPPURE SU FIGLIO NON HA MAI VOLUTO STUDIARE (come ha fatto ad essere promosso!!!) MEGLIO MANDARLO ALL’ALBERGHIERO TANTO LI NON SI STUDIA ANZI FA PROPRIO AL CASO DI SUO FIGLIO LI SI MANGIA E SI BEVE”…….

PER PURO CASO LEGGO UN ARTICOLO DI UN EX STUDENTE DI UN ALBERGHIERO QUALSIASI E SENZA FARE PUBBLICITA’ ALL’ISTITUTO, ALLO STUDENTE E A PERSONAGGI, MI LIMITO A RIPORTARE QUELLO CHE LO STESSO EX ALUNNO ORMAI AFFERMATO CHEF HA SCRITTO.

L’altro giorno ho fatto la mia solita capatina ad un importante congresso di cucina che si svolge a Milano da ormai oltre 10 anni. E, sentendo lo chef parlare di cucina e filosofia di lavoro ad una platea rapita, mi è venuto da pensare.

Ho ripensato a chi mi prendeva per matto quando, pur sconsigliato dai miei docenti di scuola media, ho deciso di andare all’alberghiero. “Sei troppo portato nello studio per fare l’alberghiero, non ti dicono niente i tuoi?” oppure “che peccato, eri così studioso… vai a fare solo l’alberghiero…” e anche “ah, tu che ne avresti la possibilità, avresti dovuto laurearti e fare strada…”.

Bene. A (ormai) 15 anni da quando presi l’indirizzo alberghiero, 10 anni finita scuola e dopo 4 anni di lavoro in proprio, posso dire di non aver rimpianti.

Certo, è naturale che non tutti gli studenti che vanno all’alberghiero la pensino come me. Ma questo vale per qualunque scuola, dai licei all’agraria. Questo perché si è obbligati dal sistema ad andare a scuola e chi non vuol studiare cerca la scuola meno impegnativa.

Fare l’alberghiero è sicuramente meno impegnativo di un classico, ma non per questo dev’essere preso alla leggera. Se si segue seriamente, se si aprono i libri, se si studia scienze dell’alimentazione, inglese, tedesco e francese, diritto ed economia… Si avranno le migliori basi, per una grande carriera.

Perché fare il cuoco è cultura. Ma non la cultura POP di chi sta in televisione e non in cucina. Intendo la cultura vera, quella che tramanda tradizioni, studia piatti gustosi per non far morire prodotti che la massa non consuma perché difficili da cucinare o sgradevoli se preparati male, o difficili da reperire. Come ha detto un grande chef Italiano, (senza far nome) stimatissimo anche all’estero “OPERO PER SALVAGUARDARE QUESTA REALTA’ DANDO LAVORO AD ARTIGIANI E CONTADINI, COSÌ GARANTISCO UNA MEMORIA STORICA PER I NOSTRI FIGLI, PER DARE LORO IL VISIBILE E L’INVISIBILE, LA MEMORIA, IL PASSATO CHE PUÒ ESSERE ANCHE CRITICATO E CONTESTATO”.

Io ho la fortuna col mio catering di fare piccoli numeri, quindi lavorare con la qualità. Per me, portare a lavoro il riso della mia terra, è un vanto. Usare la carne del mio macellaio di fiducia, è un piacere. E non voglio fare il facilone con la “filosofia del gusto” e coi “cuochi che ora sono tutti degli artisti”. In giro c’è chi lavora male purtroppo. Chi lavora con il peggio delle materie prime e senza seguire le giuste procedure. Sta ai clienti giudicare. Noi cuochi viviamo nel giudizio.

Quindi, perché non si vive il mestiere del cuoco in modo meno stereotipato. Non esistono solo Chef Star di TV e cuocacci. Esistono tanti bravi professionisti, formati in alberghieri con budget risicati e che guardando meno al portafogli e più al futuro, fanno sacrifici, fanno gavetta ed imparano bene il mestiere.

Mettiamo da parte le sirene della televisione, i cuochi ora sembrano i più fighi del mondo, ma fino a poco fa, eravamo degli scoppiati senza famiglia che non avevano voglia di studiare da giovani.

Beh, sappiate che di ragazzi in gamba, ogni anno, dall’alberghiero, ne escono in discreto numero (sempre troppo basso rispetto a chi non prosegue). Però ci siamo. E lottiamo per il bene della nostra cucina. E se non conosciamo le declinazioni in latino, ci scuserete, ma sicuramente, molti di noi sanno come preparare qualcosa di buono senza rovinarne i princìpi nutritivi e fare del bene non solo al vostro corpo, ma anche al vostro umore.

Tratto da dietroalcibo  http://dietroalcibo.com/about/