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Giuseppe Azzarone

Giuseppe Azzarone

Questa è la mia filosofia

Non sono un filosofo, ma credo che ognuno di noi in questo mondo di vita breve (anche se campi cent’anni sono sempre pochi) deve lasciare qualcosa, anche una piccola goccia può generare forza, grande o piccola ma significativa, utile a tanti o solo ad alcuni, ma utile. Non necessariamente bisogna scrivere prima che possa succedere un evento, (nella maggior parte dei casi si scrive dopo una esperienza negativa), non è un addio, semplicemente un ritorno, ogni volta che si scrive è un ritorno, ogni volta che si legge si rivive. Oggi ho voglia di scrivere e raccontare qualcosa, spero di lasciare una piccolissima goccia magari utile.

Cuoco da quarant’anni, reduce di una gavetta dura ma ne è valsa la pena, un vissuto professionale a spalla con le vecchie e nuove generazioni con grandi cuochi e maestri quelli legati ai fornelli non agli show televisivi, dalla cucina classica a quella moderna, dalle lunghe e complesse preparazioni a quelle nuove, scomposte e veloci. Appassionato del tradizionale, del tipico, dell’antico e di quel profumo forte che riaccende il passato, continuo senza tregua nei momenti di lavoro a dire ai miei allievi che la cucina non può modernizzarsi senza conosce la sua storia, fatta di origini, territorio, cultura, tradizioni e soprattutto di prodotti quelli provenienti dalla terra. Per realizzarsi in cucina è necessario conoscere prima il passato per ottenere risultati concreti per far bene nel futuro, per questo, per riuscire meglio in questa mia filosofia di vita professionale ho adottato il termine KAIZEN”.

Il Kaizen (改善) è una strategia di management giapponese che significa “cambiare in meglio” o “miglioramento lento e continuo”: un credo che si basa sulla convinzione che tutti gli aspetti della vita possano essere costantemente migliorati. Deriva dalle parole giapponesi “kai” che significa “continuo” o “cambiamento” e “zen” che significa “miglioramento”, “meglio”. Quando parliamo di miglioramento, possiamo riconoscere due modi completamente diversi di migliorarsi, il primo consiste nell’innovazione: metodo rapido nel miglioramento, radicale che necessita di grandi risorse e di una completa rottura rispetto al passato. Il secondo metodo Kaizen si basa su un miglioramento lento ma costante e inarrestabile che non si colloca in posizione di rottura col passato ma del passato si nutre per migliorare il presente e il futuro.

La seconda definizione è quella che ho condiviso, infatti si addice perfettamente all’ambiente della cucina e alla vita professionale di un cuoco, in cui uno chef è obbligato ad implementare continuamente il suo bagaglio culturale attraverso la conoscenza di nuovi prodotti, tecniche e attrezzature, a ragionare e improvvisare, ma soprattutto ad evolvere il suo stile culinario e dirigenziale.

La cucina fa parte di questo mondo da sempre, ma su essa agiscono stili e fattori diversi. La cucina fatta di regole e seppure spesso richiede grande rigore, talvolta bisogna essere in grado di uscire dagli schemi, senza dimenticare l’origine e cercare di dare un’anima al proprio lavoro, lasciandosi prendere dalla voglia di improvvisazione, di quel tocco che rende la preparazione originale ogni volta che la proponi. Lo standard è importante per dare una logica e un filo conduttore per poter organizzare, lavorare e far lavorare, ma all’interno della preparazione, dell’anima stessa bisogna dare sempre quel tocco di genio, di personale, esclusivo. Quando si deve realizzare una pietanza non bisogna distrarsi dalla parte finale e dalla bellezza del piatto o dalla presentazione, che comunque importante ma rimane sempre l’ultima, invece bisogna rimanere concentrati al cuore del piatto, alla preparazione, alla scelta dei prodotti mantenendoli il più possibile inalterati, rispettando i metodi di conservazione, i tagli e metodi di cottura, lasciando ad ogni ingrediente il proprio sapore di appartenenza, poi amalgamarli da renderli originali e personalizzarli per dargli l’esclusiva. Professionalità è quando l’ospite è soddisfatto, ne parla e riparla della buona ospitalità e prenota in anticipo per risentire i sapori e riassaporare le tue preparazioni e condividere le tue idee.

Un cuoco per motivi di lavoro e per ampliare il proprio bagaglio culturale e professionale spesso decide di cambiare posti di lavoro, altri ristoranti, altri hotel ed ogni volta che lo fai ti rendi conto che ti trovi per la prima volta in un altro mondo, ti accorgi di essere impreparato, piccolo, spaventato che ti assale un’enorme paura e le uniche parole che ti vengono in mente sono “sarò capace ce la farò?”. In quei momenti la visione kaizen torna utile, non si può pretendere di fare passi da gigante se prima non si semina poco alla volta. Quando indosso la mia giacca mi sento sicuro perché la giacca di un cuoco indossata bene ha un significato preciso: etica, umiltà, voglia di imparare sempre a qualsiasi età, costanza e spirito di sacrificio e che questi devono rimanere sempre i punti fermi.

Non bisogna mai dimenticare, “dico mai” da dove vieni, le radici, le tue origini, le tue tradizioni, la tua terra e i suoi prodotti e la tua storia, attingendo ai propri ricordi, al profumo del pane fatto in casa, al rumore di un impasto che sbatte nella “fazzator” da braccia forti di una madre che ama i propri figli. Il cuoco è colui che sa rinunciare, agli affetti, alle promesse e alla propria famiglia dando precedenza all’altra famiglia la “brigata”. Non puoi essere cuoco se non si dà un’anima al proprio lavoro e si dona agli altri un pezzo di noi stessi. Questo è per me linfa vitale, è la ricchezza a cui attingo ogni giorno ed è quello che cerco di insegnare ai miei allievi.

Non ho mai cercato la perfezione, per questo ho scelto di fare l’insegnante TP, rispetto il lavoro degli altri, osservo per apprendere e cerco di raccogliere il meglio, non sono invidioso e mi rallegro a complimentarmi dei successi dei miei colleghi e collaboratori, soprattutto dei miei allievi ed ex. Non mi aspetto applausi, pacche sulle spalle e medaglie e, se ho fatto degli errori, una virgola dimenticata, un concetto poco chiaro, frasi perse per un istante, ben venga, amo gli errori, ribadisco, non cerco la perfezione perché la perfezione è solo un concetto astratto di una testa malata.

Per quando riguarda quello che ho scritto e quello che continuerò a scrivere sul mio blog vi anticipo, nessuno o pochi colleghi commenteranno, in tanti lo guarderanno e useranno il copia incolla, la maggior parte cercheranno difetti e imperfezioni per farsi una risata e per arroganza diranno non è roba sua, concludo, non me ne frega niente, amo la mia famiglia, la mia terra, i miei allievi e il mio lavoro.

Voglio condividere questi  pensieri del grande  William Shakespeare: mi sento sempre felice sai perché? Perché non aspetto niente da nessuno; aspettare sempre fa male. I problemi sono eterni, hanno sempre una soluzione, l’unica cosa che non ha rimedio è la morte. Non permettere a nessuno di insultarti, umiliarti o abbassare la tua stima. Le urla sono strumento dei codardi, chi non ragiona. Incontreremo sempre persone che ci considereranno colpevoli dei loro guai, e ognuno riceve ciò che merita. Bisogna essere forti e sollevarsi dalle cadute che pone la vita, per ricordarci che dopo il tunnel oscuro e pieno di solitudine arrivano cose molto buone. Non esiste male che non passi al bene. Per questo godi la vita perché è molto corta, per questo amala, sii felice e sempre sorridi, vivi solo intensamente per te stesso e attraverso te stesso, ricorda: prima di discutere…. respira; prima di parlare…. ascolta; prima di criticare ….esaminati;  prima di scrivere …… pensa; prima di ferire…… senti; prima di arrenderti….. tenta; prima di morire VIVI. La relazione migliore non è quella con una persona perfetta, ma quella nella quale ciascun individuo impara a vivere, con i difetti dell’altro e ammirando le sue qualità. Chi non da valore  a ciò che ha, un giorno si lamenterà per averlo perso e chi  fa del male un giorno riceverà ciò che si merita. Se vuoi essere felice, rendi felice qualcuno, se desideri ricevere, dona un poco di te, circondati di brave persone e sii una di quelle. Ricorda, a volte quando meno te lo aspetti ci sarà chi ti farà vivere belle esperienze! Non rovinare mai il tuo presente per un passato che non ha futuro. Una persona forte sa come mantenere in ordine la sua vita. Anche con le lacrime negli occhi, si aggiusta per dire con un sorriso, STO BENE.

Ciao……. la didattica il web e la cucina.    Giuseppe Azzarone

7 risposte a Info

  1. giannibosco ha detto:

    Giusto tutto OK 👌 prof. complimenti, un blog eccellente fortunati i suoi allievi e il suo dirigente complimenti ancora questa si che è buona scuola
    Gianni da Milano

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  2. Dino ha detto:

    Filosofia di eccellenza, da adottare molto interessante e visto che faccio il cuoco in effetti si specchia benissimo. Un mestiere grande ma grande anche come impegno. Complimenti maestro, blog e filosofia interessantissima, i suoi post professionali, grande ciao alla prossima

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  3. Marcello ha detto:

    Geniale, condivido tutto in pieno complimenti maestro. Marcello da Catania

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  4. Paola ha detto:

    Super grande maestro una filosofia da prendere e adottarla

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  5. Alessio ha detto:

    Eccellente, complimenti, interessante prof.

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  6. DevisH ha detto:

    Chef interessante la sua filosofia da considerare e chi sa da adottare, complimenti per il blog, una vetrina adatta a tutti, di facile apprendimento, ancora complimenti…..devis

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