Itinerario Vico del Gargano

Museo trappeto “Maratea(Vico del Gargano)

La città: nota come la cittadina degli agrumi, Museo trappeto “Maratea”Vico del Gargano sorge sul pendio settentrionale del promontorio garganico fra Peschici e la foresta Umbra, a pochi chilometri dalla spiaggia di San Menaio. Probabilmente la cittadina trae le sue origini dall’antica Gargara fondata da Diomede e poi abitata dagli schiavoni. Numerose le testimonianze della presenza normanna come il castello edificato da Federico II, di quella angioina e di quella aragonese. Nel 1495 divenne signoria di Galeazzo Caracciolo. Oggi la cittadina trae la sua economia soprattutto dalla produzione di frutta, ma sul territorio circostante abbondano anche vigneti, oliveti e castagneti. Il monumento: il castello dal torrione cilindrico fatto costruire da Federico II di Svevia. Il convento dei Cappuccini costruito in stile francescano e conserva alcune tele di Andrea Vaccaio. Interessanti la chiesa Matrice, dove si svolge la messa profumata alle arance il giorno di S. Valentino, il cui culto fu introdotto a partire dal 1618. Il Santo è protettore degli agrumi: nel corso della festa vicoli e piazzette sono addobbati con le arance ed è di buon augurio per gli innamorati scambiarsi effusioni nel Vicolo del Bacio. Molto sentita a Vico è la Messa Pazza che si celebra il giorno del Venerdì Santo. Appuntamento estivo di rilievo è la rassegna teatrale – a partire dal 19 Luglio d’ogni anno.

Trappetum terrae Vici apud castellum.

In un documento del 1317 viene ricordato per la prima olivevolta un trappeto nella terra di Vico. Un trappeto che assicurava più razionale estrazione dell’olio. Su di esso il feudatario esercitava il monopolio, proibendo a chiunque di macinare le olive con il sistema tradizionale domestico della “PANIFACULA”. Il trappeto Maratea, costituito da tre corpi sotterranei, si compone in una vasca in pietra per la molitura a trazione animale, da quattro presse (torchi) in legno animate da due Monaci di quattro (farchiume) vasche in muratura nelle quali si ammucchiavano le olive per poter distinguere le diverse partite, in un inghiottitoio (inferno), grande vasca in muratura per la struttura di pietre squadrate in trappeti che operavano nel territorio di Vico erano quelli detti (sangue), ubicate in orride caverne dove i lavoratori (trappetare) al fioco lume delle lucerne ad olio e il calore di un fuoco ardente sudavano ad estrarre l’olio dalle olive. “Quod eternum non est nihil est”, un messaggio quasi sussurrato dalle due figure scolpite a rilievo sui muri dove serie di tacche graffite nell’intonaco ricordano memorie ed echi di vita contadina, di un paese inerpicato sulle colline ancora legato ai valori e alla religiosità dell’ulivo.

Pietanza tipica

Carciofi alla rustica

227,84 Kcal.

Ingredienti per 10 ospitiCarciofi alla rustica

  • Carciofi n 20
  • Limoni n 2
  • Cipolline novelle g 500
  • Cipolla media n 1
  • Spicchi d’aglio n 4
  • Olio d’oliva q b
  • Sale e pepe q b
  • Brodo l 1 circa
  • Olive snocciolate g 250
  • Capperi n due cucchiai
  • Uova n 4
  • Pecorino g 30
  • Prezzemolo tritato q b

Procedimento

Pulire bene i carciofi, eliminare le spine e le foglie esterne più dure, tagliare a spicchi, lavarli ed immergerli in acqua acidulata con limone. Pelare le cipolline, tritare finemente l’aglio e una cipolla; in una casseruola mettere l’olio e fare imbiondire prima la cipolla e poi l’aglio, successivamente unire i carciofi e le cipolline, facendo stufare il tutto a fuoco lentissimo per 20 minuti circa. Salare poco e pepare, completare la cottura bagnando con il brodo. A fine cottura unire le olive, i capperi e il composto preparato con le uova, il pecorino grattugiato e il prezzemolo.

Variante: olive e capperi aggiunti alla fine, insaporiscono ancora di più i “carciofi alla rustica”.

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