Itinerario Carpino

Chiesa di San Cirillo  (Carpino)Chiesa di San Cirillo

La città di Carpino, sorge a 146 m. s.l.m. sulle prime alture del promontorio garganico, si affaccia sul lago Varano e rappresenta una delle tappe più interessanti del Parco Nazionale. Le sue origini risalgono a Federico II che nel XIII secolo v’insediò circa 500 disertori. Dopo una successiva dominazione angioina divenne feudo d’importanti famiglie quali i Della Marra, i Del Sandro, i Navis, i Brancaccio. In questo centro dell’entroterra garganico emergono i resti di un castello d’epoca normanna e alcune chiesette duecentesche. Inoltre da qualche anno sta prendendo piede la cultura dell’agriturismo che arricchisce l’economia del paese tradizionalmente basata sull’agricoltura e la pesca. Tra i prodotti agricoli, una menzione merita l’olio d’oliva, che ha dato a Carpino il nome di città dell’olio.

Al culmine di una scala a rampe contrapposte, disposta come una quinta scenografia a chiudere la principale piazza di Carpino, dove erge la mole squadrata della chiesa di San Cirillo. L’edificio già esistente nel 1310 con funzione di oratorio, fu completamente rimodernato nel 1770 acquisendo l’aspetto barocco che ammiriamo ancora oggi. In questa data, infatti, fu realizzato il pregevole portale mistilineo e le due finestre polilobate che occhieggiano sulla facciata principale; inoltre, per l’occasione, si provvide ad arricchire l’arredo interno con un coro e un pulpito lignei. Risale invece alla fase più antica l’elegante portale in stile romanico sul lato sinistro dell’edificio che probabilmente costituiva l’ingresso della costruzione originaria.

Pietanza tipica

Fave janche a lajanèlle alla carpinese

(Fave bianche e “tagliatelle” alla carpinese) 682,2 Kcal

Ingredienti per 10 ospiti

  • Fave janche secche g 700Fave janche a lajanèlle alla carpinese
  • Olio d’oliva q b
  • Spicchi d’aglio n 3
  • Alloro una foglia
  • Farina di grano duro g 800
  • Sale q b
  • Pomodorini g 500
  • Basilico due foglie

Procedimento

Mettere le fave in un recipiente ricoperte d’acqua per 12 ore circa. Scolare e metterle in una pignata coperte d’acqua, una punta di sale, uno spicchio d’aglio, una foglia d’alloro e un filo d’olio d’oliva. Fare cuocere a fuoco lento, schiumando di tanto in tanto. Nel frattempo preparare le lajanèlle: setacciare la farina sulla spianatoia, unire il sale e l’olio d’oliva. Dal centro verso l’esterno incorporare l’acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Lasciare riposare l’impasto  per 20 minuti circa coperto da un panno. Stendere la pasta e formare tante sfoglie sottili e corte, da tagliare a* laianèlle.

A parte in una casseruola fare soffriggere con olio d’oliva due spicchi d’aglio schiacciati e pomodorini tagliati grossolanamente, unire se necessario un po’ d’acqua. Aggiungere le fave, la pasta precedentemente cotta in abbondante acqua salata, il basilico tagliuzzato e un filo d’olio d’oliva.

* laianèlle: pasta simile alle tagliatelle con una forma più larghe e molto corte circa due centimetri.

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